Fatturazione elettronica: emissione, trasmissione e ricezione

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Il rinvio dell’obbligo di fatturazione elettronica stabilito dal D.L. n.79/2018 ha permesso a molti imprenditori, ed in particolare ai distributori di carburante, di tirare un sospiro di sollievo, concedendo a questi un tempo maggiore per l’adeguamento alla normativa che entrerà definitivamente in vigore dal 1° gennaio 2019. Nonostante le numerose incertezze che tutt’ora permangono, sono già a disposizione alcune specifiche che aiutano a far luce sull’adempimento che troverà applicazione con l’anno nuovo.

Come già noto a coloro che hanno dovuto emettere fattura nei confronti delle PA, la fatturazione elettronica è un sistema digitale di emissione, trasmissione e conservazione delle fatture che permette di abbandonare per sempre il supporto cartaceo e tutti i relativi costi di stampa spedizione e conservazione.

Il nuovo formato digitale in cui le fatture elettroniche devono essere prodotte, trasmesse, archiviate e conservate è chiamato XML (eXtensible Markup Language), un linguaggio informatico che consente di definire e controllare il significato degli elementi contenuti in un documento, verificando così le informazioni ai fini dei controlli previsti per legge. Tale formato necessita, però, di software che siano in grado di supportarlo: oltre a quanto messo a disposizione dall’Agenzia Entrate, numerose associazioni professionali, imprese digitali e software house propongono strumenti alternativi per la gestione del nuovo adempimento; la predisposizione delle fatture potrà poi essere effettuata autonomamente o appoggiandosi a un intermediario.

In ogni caso, la trasmissione potrà essere effettuata in diversi modi:

  • Posta elettronica certificata (PEC)
  • Servizi informatici messi a disposizione dall’AdE (portale “Fatture e Corrispettivi”)
  • il servizio web di “Cooperazione applicativa su rete internet”;
  • Sistema trasmissione dati tra terminali remoti basato su protocollo FTP

Le ultime due metodologie richiedono un processo di accreditamento al Sistema di Interscambio messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, al termine del quale, esso fornirà un «codice destinatario» di 7 cifre per identificare il soggetto accreditato. Il SdI, per ogni file ricevuto, ne controlla la correttezza; nel caso in cui i controlli non vadano a buon fine, il SdI invia una ricevuta di scarto, entro 5 giorni. In questo caso la fattura si considera non emessa.

Per i consumatori finali, così come per i contribuenti minimi, forfettari o dell’agricoltura la fattura verrà messa a disposizione in un’apposita area riservata dell’Agenzia delle Entrate. Questo ha valenza anche per tutti i soggetti a cui la fattura è stata trasmessa; in tal caso, il cedente dovrà dare comunicazione tempestiva al cessionario che la fattura è disponibile. Nel momento in cui il cessionario prenderà visione della fattura, il SdI ne dara comunicazione al cedente.

L’iva sarà esigibile secondo la data riportata in fattura e sarà detraibile dal momento in cui viene ricevuta dal destinatario.

La conservazione dei file potrà essere effettuata tramite i servizi predisposti dall’Agenzia delle Entrate; le fatture elettroniche correttamente trasmesse al SdI sono rese disponibili nell’area riservata sino al 31 dicembre successivo alla data di ricezione da parte del SdI.

Fa eccezione alla proroga al 1 gennaio 2019, il caso delle cessioni tax free per cui l'obbligo all'emissione della fattura elettronica è scattato dall'inizio di settembre. Il rinvio, sancito dal decreto "dignità", sembra, invece ristabilire il divieto di emissione della fattura da parte dei distribituri di carburante, salvo che in circostanze specifiche.


Fonte: Eutekne, Agenzia delle Entrate 

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